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Saturday, August 29, 2009

unfinished itl396 essay: i poeti ermetici

ITL396
Mignone
9 Dicembre 2007

I Poeti Ermetici: Gatto, Luzi, e Sereni

Abbiamo discusso in clase ciò che composteva la letteratura italiana dal Novecento, incluso alcuni movimenti poetici. Uno di questi movimenti che mi ha interessato di più è quello dei poeti ermetici, specificamente quei poeti messi in risalto dal libro, Storia e testi di letteratura italiana per stranieri, da Paolo Balboni e Mario Cardona. Il movimento dell’ermetismo mi ha interessato perche si svolgeva durante un periodo molto importante ed influente nella storia italiana: gli anni trenta, dal 1930 fino alla Seconda Guerra Mondiale. Durante quel periodo, l’Italia è stata coinvolta con molti ideologie politiche, ed è stata coscritta alla guerra. Questi poeti, angosciati a causa degli scivolamenti socio-politici in Italia durante quel periodo, hanno deciso di fare un contrasto con il loro realistico e tetro mondo ed un mondo più leggero ed utopistico – quindi l’ermetismo è stato formato. Nel nostro libro abbiamo un breve passaggio intitolato “Gli Ermetici (183)” in cui l’autore offre menziona altri di questi poeti — Alfonso Gatto, Mario Luzi, e Vittorio Sereni — però non ci sono opere mostrati nel libro. Abbiamo solo due poesie brevi di Quasimodo ed Ungaretti. Per esplorare di più l’ermetismo, io ho trovato qualche poesie scritte dai questi altri poeti ermetici nel libro, menzionati ma non spiegati. In questo saggio spero di paragonarle, trovando similitudini e differenze, poi allo stesso tempo le comprarerei con cio che è schematizzato nel testo.
Nel nostro libro, Balboni e Cardona ci raccontano la storia dell’ermetismo ed anche le qualità particolarmente ermetiche. Per analizzare qualche poesie degli altri autori menzionato sopra, dovremmo delineare come descrivere gli elementi dell movimento l’ermetismo in se stesso.
Alcuni caratteristiche della tecnica ermetica sono:
• esigenza autobiografica
• solitudine desolata e consapevole
• riflessione personale
• memorie/scene/episodi della guerra
• nostalgia e desideri per un mondo più innocente e pacifico
Alcuni caratteristiche della lirica ermetica sono:
• libertà ripressa
• l’arte della poesia sarebbe più importante che tutti gli altri doveri umani

In questo saggio, spero di delineare chiaramente ciò che ho trovato nelle poesie seguenti con rispetto a queste caratteristiche, e poi metterle in relazione una all’altra.
Cominciamo con il primo autore ermetico, Alfonso Gatto. Lui è nato il 17 luglio 1909 a Salerno, cioè una piccola città sul mare; quindi la sua famiglia (d’origine calabrese) è stata composta principalmente dei marinai. Gatto era antifascista, poi è venuto arrestato e passava sei mesi in una prigione milanese, ma qualche anni dopo si è diventato un comunista dissidente. In Morto ai paesi, la collezione della poesia da dove viene la poesia che io ho scelto, è possibile vedere una concentrazione sulla “esperienza ermetica, con applicazione più radicale dell’allusione suggestiva” (Mengaldo 610). La poesia che segue si è intitolata “Alla mia bambina".

[Alla mia bambina]
Lo sguardo delle marine 1
serene fino alla morte, 2
povere notti supine 3
cantate sulle porte 4
alla deriva del vento 5
ti resero nata d’amore. 6
Ad ascoltare, eri il lento 7
respiro che trema nel cuore 8
nelle foglie, nel mare, 9
silenzio caduto sul volto 10
di mamma che pare 11
bambina in sé sola rivolta 12
e ridente. Tu, nata, 13
compivi il sereno, 14
la sua notte incarnata 15
nel rigoglio del seno. 16
- da MORTO AI PAESI

In questa poesia, vediamo un inarcatura del narratore, in cui racconta la nascita della sua bambina e poi la sua correlazione con la natura. Comunque, il tema più importante che possiamo vedere qui è soprattutto quello dell’amore. Nei versi 6-8 Gatto usa ancora la terminologia “amore” e “cuore”, entrambi rappresentando la personificazioe dell’amore. Il parlante sta descrivendo come si sentiva quando è nata la sua figlia. Il tema della natura è ricorrente, delineato con linguaggio come vediamo nella stanza finale: ************

Mario Luzi
Mario Luzi è nato nel 1914 a Firenze. Poi viveva a Parma, San Miniato e Roma. È stato un insegnante nel liceo scientifico a Firenze, dove ha pubblicato la maggior parte delle sue opere della poesia. Fra gli anni 60 e gli anni 80 ha pubblicato tanti libri; la poesia che io ho scelto si è intitolata “Marina”, e viene da Primizie del Deserto
Between 1963 and 1983 he published many books such as: Nel magma, (1963); Dal fondo delle campagne (1965); Semiserie (1979), Reportage (1985).
In the 1978, with the book Al fuoco della controversia he won the Viareggio Prize (Premio Viareggio).
In the October 2004, he was appointed to the Italian Senate as a senator-for-life by President of the Republic Ciampi.
His last book has been published for the famous literary cafè Giubbe Rosse; L'avventura della dualità, Firenze 2003.


[Marina]
Che acque affaticate contro la fioca riva, 1
che flutti grigi contro i pali. Ed isole 2
più oltre e banchi ove un affanno incerto 3
si separa dal giorno che va via. 4
Che sparse piogge navighi, che luci. 5
Quali? il pensiero se non finge ignora, 6
se non ricorda nega: là fui vivo, 7
qui avvisato del tempo in altra guisa. 8
Che memorie, che immagini abbiamo ereditate, 9
che età non mai vissute, che esistenze 10
fuori della letizia e del dolore 11
lottano alla marea presso gli approdi 12
o al largo che fiorisce e dice addio. 13
Rientri tu, ripari a questa proda 14
E nel cielo che salpa un pino stride 15
d’uccelli che rimpatriano, mio cuore. 16
- da PRIMIZIE DEL DESERTO

In questa poesia vediamo una forte presenza del tema della natura, che può essere visto in quasi ogni verso. Anche possiamo vedere un significato nel nome della sua collezione, “Primizie del Deserto”; vuol dire una cosa bella, ricca, vibrante, che emerge di un posto oltretanto secco e privo di vita. Può essere anche una metafora per tante esperienze nella vita di ogni persona.


Vittorio Sereni
Vittorio Sereni nacque 27 Luglio 1913 a Luino, e morì 10 Febbraio 1983 a Milano. Lui era poeta, autore, editore, e traduttore. La sua poesia si dedicava frequentemente ai temi socio-politici della storia italiana del Novecento; per esempio, il facismo, la sconfitta militare d’Italia, ed il “risorgimento italiano” in sé stesso dopo la guerra.
Sereni è stato laureato dall’università, eereni graduated from the University of Milan in 1936. In 1938, he co-founded the literary review Corrente. In 1941, he published Frontiera, his first collection of poetry. He was drafted into the Italian Army during World War II, captured by Allied forces in 1943, and spent the rest of the war in POW camps in Algeria and Morocco. These experiences formed the basis for his second poetry book, Diario d'Algeria.



[Non sa più nulla, è alto sulle ali]
Non sa più nulla, e alto sulle ali 1
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna. 2
Per questo qualcuno stanotte 3
mi toccava la spalla mormorando 4
di pregar per l’Europa 5
mentre la Nuova Armada 6
si presentava alla costa di Francia. 7
Ho risposto nel sonno: – È il vento, 8
il vento che fa musiche bizzare. 10
Ma se tu fossi davero 11
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna 12
prega tu se lo puoi, io sono morto 13
alla guerra e alla pace. 14
Questa e la musica ora: 15
delle tende che sbattono sui pali. 16
Non e musica d’angeli, e la mia 17
sola musica e mi basta. – 18
Campo Ospedale 127, giugno 1944
- da DIARIO D’ALGERIA


Ecco una poesia che riflette ciò che sta passando nella mente di un prigioniero della guerra, riformato come cittadino normale della società. È dificile capire com’è la guerra, non importa quando si svolge, però qui Sereni ci ha raccontato una storia molto interessante e profonda.



In un modo interessante, tutti i poeti qua hanno scritto poesie lunghissime fra le loro collezioni, che si rappresentano come poesie epiche. Fra i poeti che io ho osservato, questi sarebbero utili per recensire: La fanciulla di Spina, da Gatto; Il gorgo di salute e malattia, da Luzi; ed Intervista a un suicida, da Sereni. Ovviamente lo fanno in una scala più costretta, pero c’è l’idea di un passaggio epico dell’uomo. Ci possa trovare quelle opere altrove, ma sfortunatamente sono troppo lunghe per analizzare in questo saggio.
In conclusione, potremmo vedere fra le poesie che abbiamo analizzato sopra che l’ermetismo e stato un movimento di letteratura molto interessante del Novecento. Abbiamo visto le caratteristiche ermetiche, per esempio ...... . ........................... ........... ...................................................... Veramente contra-guerra e pro-umano, quindi questo movimento è stato battezzato l’ermetismo. Gli ermetici hanno utilizzato una specie di analogia, ed introflessione, nei loro lirici; tutto per rappresentare la condizione tragica dell'esistenza umana isolata, in uno spazio interiore alla retorica socio-politica dell’età.


Works Cited

Balboni, Paolo E., Mario Cardona, et al. Storia e testi di letteratura
italiana per stranieri. Perugia, Italy. Guerra Edizioni, 2004.

Mengaldo, Vincenzo. Poeti italiani del novecento. Cles, Trentino-
Alto-Adige. Mondadori, 1990.

il Giorno - Reazione

My reaction to "Il Giorno" by Giuseppe Parini.

ITL396
Mignone
27 Marzo 2007

Reazione al poema: Il Giorno

Il Giorno di Giuseppe Parini, è stato uno dei poemi più conosciuto del settecento. È un commentario ironico-satirico sulla societa di quell’epoca, specificamente la dicotomia fra le classe e la sfortuna dei contadini. Divisa in 4 parti, per descrivere lo che si svolge durante un Giorno, Parini ovviamente ci porta un senso d’ironia -- secondo la maggior parte delle persone, un giorno è soltanto un giorno; ma nel mondo della aristocrazia del settecento, ogni giorno è stato un rituale. Le persone delle plebe lavoravano fortemente soltanto per il divertimento delle classe più alta. Nell’ultima stanza del poema possiamo vedere la vera intenzione dell’autore. L’atto semplice di sedere a tavola (secondo la mentalità sociale di quel tempo) diventa un rituale cosi esatto, cosi preciso-- l’idea è ridicolo, e Parini non poteva nascondere quel fatto, anche se descrivesse la scena con serietà.

Ho pensato del film “The Queen”, che ha uscito di recente: e' notevole che la stessa struttura gerarchia è stata presente in Bretagna nel corso degli anni. Anch’io ho un commentario così, sebbene che non abbia guardato quel film, invece ho visto una serie nel PBS chiamata “Manor House”, in cui ci sono gli stessi temi: l’assurdità delle regole, la rigidità della struttura societale, e la ritualizazzione delle cose banali nella vita quotidiana. Un messagio centrale della serie è stata: anche se le persone delle classe alte pensassero che fossimo le più importante, in attualità non sarebbero niente senza l’esistenza della plebe. Il messagio è presente anche nella poesia che abbiamo letto: io credo che anche Parini provi di dirlo, in un modo più ironico e più implicito.

Trionfo di Bacco e Arianna - Reazione

My reaction to "The Triumph of Bacchus and Ariadne", by Lorenzo il Magnifico. In case you don't know who he is:

http://en.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_il_Magnifico

he wasn't just a patron of the arts, he was an artist as well!

ITL396
Mignone
17 Marzo 2007

Trionfo di Bacco e Arianna—reazione alla poesia

Il poema di Lorenzo il Magnifico (quindi Lorenzo de Medici) è importante perché dimostra due cose notevole del Rinascimento: la prima è ovviamente che Lorenzo de Medici non era soltanto donatore dei soldi (per appoggiare le arte) ma anche artista in se stesso; la seconda cosa importante è che “Il Trionfo” ci mostra una ideologia molto diffusa nella società italiana nel Rinscimento, quella di “carpe diem”. Essere sempre felice, di godere cose come il vino e la compagnia di amici o amanti, e di divertirsi la vita con impunità sono concetti nuovi ma rappresentativi del Umanesimo e del Rinascimento. I personaggi del “Trionfo” sono più interessati di se stessi, e di vivere con leggerezza; ovviamente i personaggi sono divinità dell’antichità (avanti cristo), quindi le implicazioni di essere cristiano semplicemente non ci sono nella loro vita. A causa di questo, Lorenzo de’ Medici aveva potuto scrivere il poema con idee implicite, e senza una forte reazione negativa dalla chiesa e dalle persone che hanno sostenuto i morali cristiani a quel tempo. Infatti, l’importanza di non credere nel futuro è sottolineata nella “rima baciata” nel poema: “Chi vuole essere felice lo sia: del futuro non c’è certezza”. Chiaramente quelli sono i versi principali, che mostrano il tema centrale del poema; i versi non ci sono là soltanto per “chiudere” ogni stanza con un suono piacevole, ma sicuramente per lasciare nella nostra mente l’idea di vivere per oggi. Mi è piaciuto quel poema, perché mentre la poesia precedente aveva portato sempre un senso di mortalità o di gravità, questo poema porta un significato divertente e leggero (cioè un cambio gradito nella mia opinione sia l’opinione, probabilmente, della società rinascimentale).

La Poesia di Giorgio Caproni

Another post in Italian, non-Italophones please disregard.

So this was my Midterm paper; basically I just deconstruct some of Giorgio Caproni's poetry, both technically and thematically, and relate them to other poems of the era. In case you're unfamiliar with Caproni, he was a twentieth-century Italian poet and literary critic.

http://en.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Caproni

Actually, not much information is out there, but I guess I found his poems either extremely interesting, or extremely easy to deconstruct, or both, because I wrote a paper on him. Please to enjoy.

ITL435
Fontanella
28 Marzo 2007

Midterm – Poesia di Giorgio Caproni

Individuare e discutere, tematicamente e stilisticamente, i motivi principali della poesia di Giorgio Caproni così come emergono nelle poesie All Alone: Epilogo, L’uscita mattutina, Ultima preghiera, e Congedo del viaggiatore cerimonioso.

All Alone: Epilogo

Questa bellissima poesia, da Il passaggio d’Enea, (1956) è composta di 10 stanze (tutte in ottave) e una quartina in più. È una certa forma del sonetto, ma creata propriamente di Caproni: non c’è, per esempio, endecasillabi frequenti qua. Ogni stanza inizia con una frase (verso) di due righe — possiamo vedere subito l’uso del “enjambement” qui — e i cinque versi rimangano (ci sono eccezioni, ma questa è una forma che continua attraverso questa poesia). La rima spaccata è una forza importante nella poesia di Caproni, in generale, e nella quarta stanza di “All Alone” c’è un esempio buono: “Forse era la mia vita/intera, che mi lambiva.” In questo caso, “vita” e “lambiva” devono rimare, quindi lui rompe la frase in luogo inaspettato. Questo avvolgimento delle frase dei versi, rompendo una frase per motivo della rima o di continuarla nella prossima linea, è molto importante e visibile in questa poesia. Anche se l’Italiano sia una lingua piena di vocali, l’uso dell’assonanza e molto forte in questa poesia: “ragazze rosse./Ragazze che in ciabatte/e senza calze”, cioe una ripetizione dei suoni “a”, “e” e “z” (poi possiamo vedere la presenza dell’alliterazione con la z). Ogni verso finisce con una rima dei vocali, non necessariamente collegata con il verso precedente, ma più o meno segue la tonalità della stanza. Questa poesia di Caproni è veramente piena d’immagini forti. Caproni spesso usa parole anatomiche — polpacci, pupille, calcagno, ascelle — per creare un senso concreto e umano. Inoltre lui usa colori, suoni, ed odori vibrante — limoni, cipria, verde, azzurro, il “canto d’un usignolo”— per dipingere i suoi quadretti.

L’uso degli esclamativi ed interrogativi (ed anche la identita di un uomo da città di mare) sono visibili nelle righe come “ahi in me sul mare/le lacrime—ahi le campane/verdi d’acqua stormente/nel mio orecchio”. Che bel verso è questo, descrivendo con bellezza l’angoscia di Caproni d’aver lasciato Genova, la bella città della sua infanzia. Ci sono anche una gran presenza delle parole di movimento, (entrare e seguire, per esempio, o “muovendo a mescolare”) per darci una sensa del movimento della vita, ma anche del mare, un tema assolutamente al cuore di questa poesia e una cosa cara a Caproni. “All Alone” potrebbe essere un epilogo, però anche se il tono sia un po’ malinconico, il senso di nostalgia è più forte, riportando alla nostra mente le sue immagini.

L’uscita mattutina

Questa poesia, da Il seme del piangere (1959), descrive l’uscita mattutina di una donna bella e giovane, chiamata Annina. Non segue una forma poetica tradizionale, ma è divisa in quattro stanze di più o meno sei versi per una. La musicalità e la natura iterativa di questa poesia sono innegabili; nella prima stanza, per esempio, vediamo il suono “i+a”, quindi “ina” o “iva”, alla fine di ogni verso. Questa poesia è anche un esempio principale della sua “innocenza stilistica”; il linguaggio è semplice, scritto con leggerezza e con un certo senso di umore spiritoso. A volte le rime sembrano un po’ giovanili, ma infatti il soggetto e il tono sono un po’ giovanili in se stessi: “Come s’illuminava/la strada dove lei passava!” esclama il narratore, cotto di lei come un giovanotto. È ovvio che lui amava usare la giustapposizione di due elementi opposti per creare un’immagine intera e complessa, così come l’epigramma. L’ultima stanza e un esempio eccellente dell’uso del epigramma nella poesia di Caproni: “Andava in alba e in trina/pari a un’operaia regina”. Una operaia non può essere una regina, naturalmente, ma lo spirito nobile di Annina (oltre che la trina che indossa) la dipingono così. È un gioco arguto da parte di Caproni con la giustappozione delle parole e delle immagini, per creare un concetto inaspettato. Magari questa poesia è un esempio della “prosaicità autobiografica” che Pier Vincenzo Mengaldo descrive nel nostro testo, perché Annina sembra autentica. Mi è piaciuta molto questa carina poesia, probabilmente, infatti, a causa della sua musicalità e della sua leggerezza; lui ci da un senso di giovinezza, e le immagini sono così forte che noi stessi possiamo udire il “tacchettìo” di Annina.

Ultima preghiera

Annina è richiamata alla mente di nuovo nella prossima poesia, “Ultima preghiera”, che (come entrambi “All Alone” e “L’uscita”) si svolge attraverso le piccole ore della notte all’albeggiare della mattina, ma questa volta nella città di Livorno. Di nuovo, non c’è una struttura esatta della poesia, ma c’è infatti una bozza di un sonetto, perché ci sono alcune stanze in ottava. La penultima stanza è fatta più come un sonetto che le altre, con una vera rima baciata alla fine. “Ultima preghiera” è un’altro lamento, in cui Caproni ricorda alcuni elementi della città di Livorno (un’altro posto dove si è passata la sua infanzia). L’ascoltatore, a cui Caproni sta parlando durante la poesia, è la sua anima. Quasi come un sogno, lui sembra di parlare con se stesso, convincendosi di qualche cose; di nuovo vediamo il tema di “movimento”, specificamente con versi come “fa’ in fretta”, e “non ti fermare a parlare/smettendo di pedalare”. Possiamo vedere anche alla fine (l’ultima stanza) un verso ben conosciuto: “suo figlio, il suo fidanzato”; questo è un testamonio ad un tema corrente nella poesia di Caproni, cioè il rapporto ambiguo fra madre e figlio. Il tono di questa poesia qui è veramente triste; non ci sono l’umorismo e l’uso dell’epigramma nella poesia, cioè secondo me un contrasto alle altre che ho già descritto. Lui lamenta la perdità della sua infanzia — questa poesia ci mostra chiaramente la mentalita di Caproni di essere “uomo sempre in transito” o “uomo in fuga” (Mengaldo 703). La rima baciata alla fine, “Poi va’ pure in congedo”, ci conduce all’ultima poesia discussa qui, “Congedo del viaggiatore cerimonioso”, dalla collezione dello stesso nome.

Congedo del viaggiatore ceremonioso

Questa poesia è lungha, quindi è difficile di smantellare pezzo per pezzo. Anche se non siano così sfacciate che erano negli altri, ci sono le rime. Infatti, una cosa che mi ha colpito di questa poesia è la musicalità di nuovo; anche se non sia una poesia musicale quando la guardi per la prima volta, quando la leggi la diventa. La prima sei versi della quinta stanza, in particolare, hanno un ritmo molto interessante e piacevole quando li leggo a voce. Possiamo vedere pure, con il senso d’umorismo che abbiamo visto nelle altre poesie, l’uso dell’epigramma nei versi come “senza potervi nascondere,/lieve, una consternazione”. Quindi Caproni torna alla caratteristica qualità dispettosa. In questa poesia, il protagonista sta partendo, sempre l’uomo in transito; ma in questo caso è veramente in una ricerca della propria identità. Infatti possiamo entrare dentro la sua mente e vediamo le sue opinione (per esempio, la sua miscredenza in Dio) con righe come “Congedo anche alla religione./Ormai sono a destinazione”. Le sue opinione sono abbastanza divertente; Caproni ci mostra il suo temperamento secco ed intellettuale attraverso la chiara ironia che ci presenta in questa poesia. Tutto che succede si svolge nella mente del protagonista—gli altri non sanno che lui pensa di loro. Alla superficie, il giovane uomo semplicemente sta partendo, ma infatti lui li sta insultando senza che qualcuno lo sappia. Alla fine, il verso “Scendo. Buon proseguimento”, è il culmine del vero significato di questa poesia — che lui è piena di sarcasmo e sdegno per quasi tutto (probabilmente a causa della sua partecipazione nella guerra), però ultimamente opta per mantenersi tranquillo, e un po’ divertito, allo stato del mondo e della società.