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Saturday, August 29, 2009

Monica Bellucci: the Madonna and the Whore in Contemporary Italian and American Cinema

This paper discusses Monica Bellucci and the cinematic roles that have made her famous. In true "monstrous feminine" style, her characters often portray a dichotomous madonna/whore. This madonna/whore trope is common to Italian and Italian American culture and society, and is reflected as such in both literature and film. I chose to write about this particular topic because I believe Monica Bellucci's filmographic career has really embodied the persona of the madonna/whore in a way that no other actress's (Italian or otherwise)has done.


ITL436
17/12/07
Reich

Monica Bellucci: The Madonna and the Whore
in Contemporary Italian and American Cinema

Monica Bellucci è una delle “stelle” italiane più conosciuta nel mondo, specificamente nel mondo di cinema americano e francese. Sebbene che la maggior parte degli attori italiani non siano ben conosciuti negli stati uniti, Monica Bellucci è veramente una eccezione. Nel mio saggio finale, sperò di spiegare come lei è rappresentata nel cinema italiano e americano, ed anche specificamente dagli americani. Stephen Gundle e Maddalena Spazzini, nel loro articolo “Stars and Stardom in Contemporary Italian Cinema” dicono che ci sono due elementi della persona pubblica di Bellucci: prima, la reputazione come una delle più belle donne del mondo; secondo, la percezione di lei come “femme fatale” o donna scura. Quelle ideè sembrano strettamente collegate con il concetto della “madonna e la puttana”, e attraverso questo saggio sperò di dimostrare i caratteristici dei ruoli di Bellucci ed illuminarli.

Monica Bellucci ha recitata nei tanti film; però è interessante che la maggioranza dei suoi film sono francesi (probabilmente a causa del suo marito francese) o americani, e non italiani. Il ruolo italiano di cui lei ha ricevuto più riconoscimento è quella di “Malèna”, un ruolo di una donna veramente oggettivata. Infatti, ha ricevuto un premio per suo ruolo nel film francese “L’appartement”, però generalmente non è conosciuta per esso negli stati uniti. Recentemente, Bellucci ha recitato nei alcuni film americani, specificamente i film “Matrix”, e “the Brothers Grimm”. L’idea della “Madonna and the whore”, o “la Madonna e la puttana” è un concetto difuso attraverso la cultura italiana però anche la cultura americana. Nei quasi tutti i suoi film, Bellucci è dipinta come una donna voluttuosa e sensuale, cioè in un certo senso, una rappresentazione di una puttana. Però, in un modo interessante, uno dei suoi personaggi cinematografici di recente è Mary Magdalene (quindi Maria Maddalena), l’amante di Christo, nel “Passion of the Christ”. Non so se sia un ruolo che define di più la personificazione della Madonna. Questo crea una situazione interessante: come è rappresentata la donna (specificamente, la donna italiana) nel cinema di oggi? Qualcosa è cambiata, o le donne nei film stanno nella stessa posizione che si sono occupate attraverso tutta la storia?

THE “AND” FACTOR

Qualcosa di interesse che ho osservato è un fenomeno che mi piace chiamare “il fattore di ‘and’”; quindi, “the ‘and’ factor”. Cioè, l’introduzione del nome Bellucci nei titoli (particolarmente i titoli di testa) di un film con l’articolo “and” o “e”. Secondo me, questo è veramente interessante. Cos’è l’implicazione di essere sempre introdotta con “and” (specialmente paragonata con gli altri attori nel film che non sono introdotti così)? Bellucci è veramente una “commodity”, quindi qualcosa da “vendere”. Con l’inclusione di “and” davanti dal nome, è sottinteso che lei non è allo stesso “livello” di recitare come gli altri attori ritenuti “autentici” dal pubblico. Diventa un oggetto che deve essere introdotto, in qualche modo, diverso dagli altri attori nel film. Di solito, vediamo quel tipo di introduzione con “and” soltanto con i divi grandi e benconosciuti, che recitano ruoli di “cameo”, persone con celebrità che non sono propriamente “attori” nel stesso senso come gli altri, conosciuti per participando nei film con ruoli di se stessi; per esempio musicisti come Willie Nelson in Half Baked, o atlete come Charles Barkley in Forget Paris. Anche vediamo mio “fattore di ‘and’” sulla televisione. Dopo il suo lasso di tempo nelle serie The Sopranos di HBO, Drea DiMatteo aveva ricevuto un similare titolo di testa con “and” come “Gina” nel sitcom di breve durata “Joey” di NBC. Sebbene che era una dei personaggi maggiori, è sopratutto la natura del suo personaggio (promiscua, non di essere preso con serietà) che merita quel tipo di riconoscimento. Nel quasi tutti dei film menzionati qui, Monica Bellucci è introdotta con “and” come una commodita, anche se è una delle carattere maggiori.

PERSEPHONE, LA DOMINATRIX DEL MATRIX

Negli secondo e terzo film della trilogia Matrix (Reloaded e Revolutions, rispettivamente), il ruolo di Persephone, la moglie del cattivo programma “the Merovingian”, è emblematico della consapevolezza dal pubblico rispetto a Bellucci. Anche come quasi tutti suoi altri carattere, Persephone rimane silenziosa durante la riunione fra suo marito e i tre membri di Zion (Morpheus, Trinity, e Neo). Inoltre, come tutti gli altre carattere di Bellucci, Persephone è una rappresentazione di passione, in questo caso una passione perduta, e di un desiderio irrealizzato. Il Merovingian è furbo, affascinante e attraente, e (sebbene che all’inizio non lo sappiamo) cosi è la moglie. Persephone si dimostra di essere una buon uguale alla forte personalità del Merovingian — ci porta Morpheus, Trinity e Neo a qualcuno che desiderano incontrare, però il Merovingian non li ha donato permissione di farlo. Lei tradisce suo marito soltanto per cercare vendetta, a causa del suo infedeltà. “È un gioco, soltanto un gioco”, dice Il Merovingian alla moglie quando si è affrontato con l’accusione della sua infedeltà. Con una freddezza impressionante, Persephone lo risponde (con significato del suo tradimento), “Anch’è questo un gioco”. Sia un film americano, un film italiano, o anche nel Matrix, vediamo che tutti ritorna al sesso. In un segno collegato, parliamo della “regina dello specchio”, imortalizzata nel film Brothers Grimm, e una delle carattere più sessuale (almeno sensuale) di tutti recitati da Monica Bellucci.

THE FAIREST OF THEM ALL – MIRROR QUEEN IN BROTHERS GRIMM

Secondo me, Bellucci come “regina dello specchio” nel film the Brothers Grimm di Terry Gilliam è una delle sue carattere più interessante della sua carriera, ed anche una delle più “tipica” che defina la sua percezione nel mondo internazionale di cinema. Di nuovo, è introdotta con “and Monica Bellucci”. La storia di questa regina è una di fantasia. La favola dice che lei era “apprezzata del tutto di europa, celebrata per la sua bellezza incredibile”, e aveva solicitato l’uso di spiriti malefici per preservarsi con un incantesimo di vita eterna. Portando immagine di Rapunzel, anche se una versione cattiva, Bellucci rappresenta la epitomia di bellezza, isolata nel torre d’avorio, con cappelli neri invece di quelli d’oro di Rapunzel. Come dice Gilliam durante il “commentario dal regista”, Bellucci ha rappresentato il “casting perfetto”, però non sembra né un po’ la bellezza tipica che si puó trovare nel bosco di Germania, dove questa storia è tenuta a svolgere. “Il suo dialogo è spesso molto limitato, e lei invariabilmente usa la sua bellezza fisica per ottenere i suoi desideri” (Spazzini/Grundle 6), una tema ovvia nel Brothers Grimm. Anche nel commentario, Gilliam dice sardonicamente che aveva “truffato” un po’ con il costume di Bellucci: “un buon costume dal medioevo sarebbe abbottonato fino al collo—quindi ho detto, ‘ma non lo so, penso che abbiamo altre cose qua che potremmo vendere’... abbiamo approffitato di tutti Monica può portare allo schermo”. Questo citazione dimostra il concetto di Bellucci come oggetto di fantasia erotica e non come attrice. Lei è veramente la persona più pericolosa nel film, bella però spietata; il fatto che la “regina dello specchio” non ha un proprio nome, rimane una misteria sconosciuta, con capacità di essere traditrice.

Dominique Mainon e James Ursini affermano cose similare sopra questa carattere nel loro libro di recente The Modern Amazons: Warrior Women on Screen. “La fonte principale di cattiveria nel [the Brothers Grimm] è la regina dello specchio, recitata da Monica Bellucci, più interessante che gli altri personaggi nel film. Come nelle serie di film Matrix, quando ha recitato il ruolo di Persephone, Bellucci personifica il ruolo di una dominatrice...suo comportamento come un cadavere è macabro, però quando i suoi corteggiatori la vedono attraverso lo specchio (lo sguardo), sembra squisita... mostrando il simbolo della donna come “paura anciana” e l’affascinanza erotica”(Mainon/Ursino 49). Lo specchio rappresenta la dualità della donna, specialmente la donna bella. La voce della regina è anche di alta tonalità come una babydoll innocua, dice agli uomini che lei può “realizzare tutti i loro suoni”. La regina sta veramente personificando la natura incostante della donna; esercita la sua potenza sopra gli uomini. Una cosa interessante che diceva Bellucci con riguaro alle “fiabe” è che “dietro della storia c’è la verità”, visibile qui con questa figura della regina, sottolineando l’idea che la seduzione può
essere anche una certa forma di stregoneria, rinforzando il concetto che la Madonna può essere anche una puttana.

In un modo interessante, l’unico personaggio “italiano” dipinto nel film e il “nobiluomo” Cavaldi, recitato da Peter Stormare. Lui ha un “accento” completamente assurdo e ha tanti malapropismi ed errori nel suo parlato “italiano”. Suo comportamento di bravado e buffoneria è una forma di momento divertente. Apparentemente, Monica non è offesa dal descrizione di un paesano... finché riceva il salario! Infatti Bellucci è affrontata con, come dicono Gundle e Spazzini, “una varietà di tipi paradigmatici, ed una seria di scheme di comportamento che [gli attori italiani] sono obbligati di accetare, sposarli in parte, o rifiutare”(Gundle/Spazzini 12), cioè chiaro in questo caso.
Come abbiamo visto, dopo l’introduzione della televisione, il concetto di “divo” o “star” si è iniziato di cambiare; poco a poco la televisione ha spostata o dislocato il cinema, diventando “la più universale e immediata di mass media”. Paragonati con i personaggi televisivi, i divi del cinema erano figuri esagerati, quindi “larger-than-life”; avevano personalità individuali, avevano una mistica derivata da una mescolanza di accessibilità e distanza. Monica è una bella rappresentazione di questa idea, perché la sua bellezza esotica tenta lo spettatore, però alla stessa volta mantiene una distanza attraverso l’atto di non parlare quasi mai. Vediamo quel rappresentazione subito, però primo voglio discutere una eccezione di questa regola e suo ruolo nel film Ricordati di me, dal regista Gabriele Muccino — quella carratere è la di una donna intelligente, accessibile, anche con problemi personale come tutti.


LA DONNA COME VIA DI FUGA — RICORDATI DI ME

Nel questo film di Muccino, il personaggio di Alessia è una “amante perso” di Carlo, uno dei protagonisti, però non nel stesso modo come gli altri film che aveva fatti. Sebbene che Bellucci è di nuovo veramente un oggetto di desiderio sessuale, anche deve avere qualcosa più seducente che la moglie di Carlo (e non soltanto la bellezza). Vediamo che lei è uno certo tipo donna di negozio, molto arrivata. Lei ha molto da dire, può prendersi in giro se stessa, suscita affetto dall’audienza quando parla della sua “faccia di mela”. È bella, però non in un modo esagerato come la regina dello specchio. Non e affascinante con “glamour”; infatti e una donna intelligente, personabile, che tutti di noi saremmo triste di non aver mantenuto. Tutti gli personaggi nel film vogliano scappare qualcosa nella loro vita, e la carattere di Alessia fornisce una via di fuga per Carlo. Una scena pivotale è il pranzo fra Carlo ed Alessia, dove lei lamenta il marito che la considera “prevedibile e fidabile.... troppo affidabile per essere ancora stimulante”... una presenza mai associata con Monica Bellucci. Sebbene che Alessia si e trasformata in quello che il marito voleva, (che richiama alla mente la trasformazione di Malèna in quello che la città voleva) il marito adesso non la vuole più e cerca cose stimulante fra le altre donne.

Quel film è anche interessante perché mostra le donne come manipolate e potenti, però con debolezze e fortezze tutti a due. La figlia Valentina usa la sua bellezza (e infatti la sessualita) per promuovere la sua carriera televisiva. Una cosa importante ed anche che Alessia ed anche la moglie di Carlo (Giulia) assieme imbrogliano, invece del scenario più tradizionale in cui i mariti sono gli imbroglioni — allora noi come l’audienza giudichiamo i mariti più fortemente per quel peccato che le moglie. In un certo senso, Ricordati di me rompe alcuni stereotipi dai ruoli di genere. La dominazione del cinema a causa della televisione durante gli anni 80 e 90 è anche collegata con la storia di una dominazione completa sulla società e clima politica italiane durante quel periodo. L’attrazione di essere famoso nel cinema durante gli anni della dopoguerra si è sostituita con una ambizione di essere uno star televisivo. Come dicono Spazzini e Grundle, “i tipi di ragazze che avevano inondato i concorsi di bellezza degli anni della dopoguerra (con speranza di incontrare prodottori, che offrirebbero loro una passaporte a celebrità e ricchezza avevano participato ancora nei concorsi di bellezza …però con gli occhi fissati sulla televisione”(Grundle/Spazzini 5). Ricordati di me è una rappresentazione molto interessante di queste ideè, molto visibili nel carattere di Valentina, che trascorre la maggior parte del film inseguendo uno certo tipo di celebrità televisiva. Anche nel suo carettere vediamo la presenza conservativa di Berlusconi e la della t.v.; quando suo fratello chiede che lei pensa di lui, Valentina risponde che lui si comporta come “uno sfigato della sinistra, mentre il resto del mondo si dirige altrove”, cioè un sentimento veramente conservativo che rifletta i pensieri della società italiana contemporanea.

MALÈNA — THE ONE YOU WILL NEVER FORGET

Nel film Malèna di Giuseppe Tornatore, Bellucci è assegnata il ruolo di Malèna, una bellissima vedova in un piccolo vilaggio Siciliano. Attraverso la passione segreta per Malèna, il ragazzino Renato diventa uomo. Malèna, come dice Bellucci in una intervista nel commentario, “rappresenta il suono, l’amore, l’imaginazione, e la realtà”. Secondo me, anche rappresenta i desideri ed i suoni di un popolo. Malèna è l’epitomia di una fantasia per il villaggio; a causa della sua bellezza incredibile, gli uomini vogliano essere con lei, le donne vogliono essere lei in se stessa. Malèna sopporta perdita dopo perdita, però non riceva nessun appoggio dalla communita. Quindi poco a poco lei diventa la puttana di cui i cittàdini insistono che è. Quando emerge come una “nuova Malèna”, ha colorato rosso i cappelli, un segno traditionalmene associat con la Maria Maddalena (di non dimenticare è una prostituta). Nel caso di Malèna, la bellezza è un imprigionamento. Lei soffre il tipico “double standard”, italiano (però anche americano) quando è incolpata con i problemi matrimoniale dal dentista. Grazie alla moglie e il resto delle donne invidiose della città, Malèna è accusata di aver sedotto il dentista (mentre è sicuramente vittima innocente).

A causa della riconfigurazione nei mondi dal cinema e della televisione, il ruolo di “stardom” nel mondo di cinema non potuto essere distinto dagli altri tipi di celebrità. “Attraversamenti” fra i diversi mezzi di media erano d’abitudine, e “personalità televisivi a volte usavano la loro celebrità acquisita per guadagnare ruoli nel film” (Spazzini/Grundle 5). In una intervista nel “special features” del DVD, Bellucci lo affirma, diciendo che era prima modella e attrice nei alcuni commerciali televisivi. Ha accettato quel ruolo nel Malèna con entusiasmo, perché (come dice lei) “Non succede spesso la possibilità per una attrice italiana, di lavorare in un film che può essere internazionale”. Bellucci si è “attraversata” dei mezzi di media, però ancora non è considerata “attrice” nel stesso senso che altre senza questa storia o (più probabilmente) la sua bellezza famosa.
Spazzini e Grundle confermano che “non ci sono molti film in cui le sue curve abbondante sono coperte”, una dichiarazione che non è più vera che nel caso di Malèna. Una differenza chiara fra la versione del film originale (quindi italiano) e la distruibuita negli stati uniti è la mancanza delle scene che mostrano la nuda Bellucci in totalità. Qui vediamo una cosa importante fra il mondo cinematografico italiano e l’americano. La mentalità conservativa degli americani era preso nella mente dei produttori, ovviamente; se esamina le due versioni assieme, si può vede un primo esempio del cambiamento di una scena tipicamente italiana per conformare all’ideologia più conservativa, soltanto per vendere più copie ed ottenere più conoscimento internazionale.

Non è capito per caso che Malèna condivida suo nome con la famosa prostituta Maddalena della Bibbia. Malèna mai vendica, (senza la scena nel tribunale), e non parla quasi mai, però invece mantiene una “idea di femmininità più vecchia/tradizionale, non come fortezza però modestia” (Gundle, ICS 347). Purtroppo gli altri personaggi nel film non possono vedere quel virtù, soltanto sentono l’invidia a causa della bellezza di Malèna o (nel caso di uomo) il desiderio di possederla. Alla fine del film, lei è battuta, veramente bandita come una prostituta. Però sopravvive, e torna a dispetto dei cittàdini. Quando torna con il marito, ancora forte nel suo silenzio, è finalmente accettata nella società. Malèna diventa la personificazione di Maria Maddalena, alla fine diventa una rappresentazione di una prostituta redenta.




PUTTANA REDENTA — MARIA MADDALENA NEL PASSION OF THE CHRIST

Nel film recente the Passion of the Christ di Mel Gibson, Bellucci recita il ruolo di Malèna, però in un modo diverso. È possibile che in questo caso, Bellucci è “cast against type”? Il nome “Mary Magdalene” è una contraddizione nei termi in se stesso; “Mary” riporta alla mente la madre di Christo, la più pura femmina che ha mai esistata, mentre “Magdalene” è sinonimo con l’immagine di prostituta. In quel film, Bellucci rappresenta le due. Invece di essere titolata con una introduzione di “and”, in Passion riceva il credito secondo, e una fotografia abbastanza grande sulla custodia del DVD. Ora è veramente una icona della storia occidentale, da essere considerata con serietà. In contrasto con gli altri ruoli che aveva, la Maddalena qui è modesta, coperta, senza trucco. Non è per nulla affascinante; infatti l’unica volta che sembra “atraente” è durante la scena retrospettiva quando è ancora prostituta (lapidata in pubblico come Malèna). Dopo quest’episodio, non porta di più il trucco né gli orrechini.

Bellucci è una attrice famosa — la più famosa tra un cast di sconosciuti— però ancora non ha più di dieci “lines” nel film! Come dicono Spazzini e Grundle, Monica Bellucci usualmente recita una italiana, a causa probabilmente del suo accento italiano (Spazzini/Grundle 6), però in questo ruolo parla in Aramaico. Allora con una esecuzione in una lingua essenzialmente sconosciuta di tutti, suo accento diventa inosservato, e Bellucci può essere vista come attrice con oggettività.


CONCLUSIONE

Anche se i film che ho discusso sono contemporanei, quella idea sopra “la Madonna e la puttana” non è soltanto una creata dal mondo di oggi. Questo concetto di “oggettivare” o “categorizare” la figura della donna si è rimasto attraverso nel corso dei secoli. Oggi, molti persone sono opposto a “l’oggettivicazione” della donna, specialmente i gruppi feministi ed i registi nel inseguimento di giustizia umana, di una rappresentazione uguale fra le donne e gli uomini. Nonostante quel fatto, c’è una mentalità tenace è anti-feminile, poi misogina, che Bellucci (anche tra alcune altre) oggi continua di rappresentare se stessa. Però, con l’inclusione del suo ruolo nel Passion of the Christ, magari siamo arrivati ad un momento critico nella carriera di Bellucci. Magari, con quello, c’è speranza per Bellucci da consolidare la sua positione nel mondo di cinema, di guadagnare ruoli più “autentici”, e non soltanto quelli transitori.






FILMOGRAPHY


Brothers Grimm, the (dir. Terry Gilliam, 2005)

Maléna (dir. Giuseppe Tornatore, 2000)

Matrix Reloaded (dir. Andy/Larry Wachowski, 2003)

Matrix Revolutions (dir. Andy/Larry Wachowski, 2003)

Passion of the Christ, the (dir. Mel Gibson, 2004)

Ricordati di me (dir. Gabriele Muccino, 2003)


BIBLIOGRAPHY


Forgacs, David and Lumley, Robert eds. Italian Cultural Studies: an introduction.
New York: Oxford University Press, 1996.

Gundle, Stephen and Spazzini, Maddalena. Stars and Stardom in Cotemporary Italian
Cinema.


Mainon, Dominique and Ursini, James. The Modern Amazons: Warrior Women on
Screen. Minnesota: Hal Leonard, 2006.


Marcus, Millicent. After Fellini: National cinema in the postmodern age. Baltimore:
Johns Hopkins University Press, 2002.

unfinished itl396 essay: i poeti ermetici

ITL396
Mignone
9 Dicembre 2007

I Poeti Ermetici: Gatto, Luzi, e Sereni

Abbiamo discusso in clase ciò che composteva la letteratura italiana dal Novecento, incluso alcuni movimenti poetici. Uno di questi movimenti che mi ha interessato di più è quello dei poeti ermetici, specificamente quei poeti messi in risalto dal libro, Storia e testi di letteratura italiana per stranieri, da Paolo Balboni e Mario Cardona. Il movimento dell’ermetismo mi ha interessato perche si svolgeva durante un periodo molto importante ed influente nella storia italiana: gli anni trenta, dal 1930 fino alla Seconda Guerra Mondiale. Durante quel periodo, l’Italia è stata coinvolta con molti ideologie politiche, ed è stata coscritta alla guerra. Questi poeti, angosciati a causa degli scivolamenti socio-politici in Italia durante quel periodo, hanno deciso di fare un contrasto con il loro realistico e tetro mondo ed un mondo più leggero ed utopistico – quindi l’ermetismo è stato formato. Nel nostro libro abbiamo un breve passaggio intitolato “Gli Ermetici (183)” in cui l’autore offre menziona altri di questi poeti — Alfonso Gatto, Mario Luzi, e Vittorio Sereni — però non ci sono opere mostrati nel libro. Abbiamo solo due poesie brevi di Quasimodo ed Ungaretti. Per esplorare di più l’ermetismo, io ho trovato qualche poesie scritte dai questi altri poeti ermetici nel libro, menzionati ma non spiegati. In questo saggio spero di paragonarle, trovando similitudini e differenze, poi allo stesso tempo le comprarerei con cio che è schematizzato nel testo.
Nel nostro libro, Balboni e Cardona ci raccontano la storia dell’ermetismo ed anche le qualità particolarmente ermetiche. Per analizzare qualche poesie degli altri autori menzionato sopra, dovremmo delineare come descrivere gli elementi dell movimento l’ermetismo in se stesso.
Alcuni caratteristiche della tecnica ermetica sono:
• esigenza autobiografica
• solitudine desolata e consapevole
• riflessione personale
• memorie/scene/episodi della guerra
• nostalgia e desideri per un mondo più innocente e pacifico
Alcuni caratteristiche della lirica ermetica sono:
• libertà ripressa
• l’arte della poesia sarebbe più importante che tutti gli altri doveri umani

In questo saggio, spero di delineare chiaramente ciò che ho trovato nelle poesie seguenti con rispetto a queste caratteristiche, e poi metterle in relazione una all’altra.
Cominciamo con il primo autore ermetico, Alfonso Gatto. Lui è nato il 17 luglio 1909 a Salerno, cioè una piccola città sul mare; quindi la sua famiglia (d’origine calabrese) è stata composta principalmente dei marinai. Gatto era antifascista, poi è venuto arrestato e passava sei mesi in una prigione milanese, ma qualche anni dopo si è diventato un comunista dissidente. In Morto ai paesi, la collezione della poesia da dove viene la poesia che io ho scelto, è possibile vedere una concentrazione sulla “esperienza ermetica, con applicazione più radicale dell’allusione suggestiva” (Mengaldo 610). La poesia che segue si è intitolata “Alla mia bambina".

[Alla mia bambina]
Lo sguardo delle marine 1
serene fino alla morte, 2
povere notti supine 3
cantate sulle porte 4
alla deriva del vento 5
ti resero nata d’amore. 6
Ad ascoltare, eri il lento 7
respiro che trema nel cuore 8
nelle foglie, nel mare, 9
silenzio caduto sul volto 10
di mamma che pare 11
bambina in sé sola rivolta 12
e ridente. Tu, nata, 13
compivi il sereno, 14
la sua notte incarnata 15
nel rigoglio del seno. 16
- da MORTO AI PAESI

In questa poesia, vediamo un inarcatura del narratore, in cui racconta la nascita della sua bambina e poi la sua correlazione con la natura. Comunque, il tema più importante che possiamo vedere qui è soprattutto quello dell’amore. Nei versi 6-8 Gatto usa ancora la terminologia “amore” e “cuore”, entrambi rappresentando la personificazioe dell’amore. Il parlante sta descrivendo come si sentiva quando è nata la sua figlia. Il tema della natura è ricorrente, delineato con linguaggio come vediamo nella stanza finale: ************

Mario Luzi
Mario Luzi è nato nel 1914 a Firenze. Poi viveva a Parma, San Miniato e Roma. È stato un insegnante nel liceo scientifico a Firenze, dove ha pubblicato la maggior parte delle sue opere della poesia. Fra gli anni 60 e gli anni 80 ha pubblicato tanti libri; la poesia che io ho scelto si è intitolata “Marina”, e viene da Primizie del Deserto
Between 1963 and 1983 he published many books such as: Nel magma, (1963); Dal fondo delle campagne (1965); Semiserie (1979), Reportage (1985).
In the 1978, with the book Al fuoco della controversia he won the Viareggio Prize (Premio Viareggio).
In the October 2004, he was appointed to the Italian Senate as a senator-for-life by President of the Republic Ciampi.
His last book has been published for the famous literary cafè Giubbe Rosse; L'avventura della dualità, Firenze 2003.


[Marina]
Che acque affaticate contro la fioca riva, 1
che flutti grigi contro i pali. Ed isole 2
più oltre e banchi ove un affanno incerto 3
si separa dal giorno che va via. 4
Che sparse piogge navighi, che luci. 5
Quali? il pensiero se non finge ignora, 6
se non ricorda nega: là fui vivo, 7
qui avvisato del tempo in altra guisa. 8
Che memorie, che immagini abbiamo ereditate, 9
che età non mai vissute, che esistenze 10
fuori della letizia e del dolore 11
lottano alla marea presso gli approdi 12
o al largo che fiorisce e dice addio. 13
Rientri tu, ripari a questa proda 14
E nel cielo che salpa un pino stride 15
d’uccelli che rimpatriano, mio cuore. 16
- da PRIMIZIE DEL DESERTO

In questa poesia vediamo una forte presenza del tema della natura, che può essere visto in quasi ogni verso. Anche possiamo vedere un significato nel nome della sua collezione, “Primizie del Deserto”; vuol dire una cosa bella, ricca, vibrante, che emerge di un posto oltretanto secco e privo di vita. Può essere anche una metafora per tante esperienze nella vita di ogni persona.


Vittorio Sereni
Vittorio Sereni nacque 27 Luglio 1913 a Luino, e morì 10 Febbraio 1983 a Milano. Lui era poeta, autore, editore, e traduttore. La sua poesia si dedicava frequentemente ai temi socio-politici della storia italiana del Novecento; per esempio, il facismo, la sconfitta militare d’Italia, ed il “risorgimento italiano” in sé stesso dopo la guerra.
Sereni è stato laureato dall’università, eereni graduated from the University of Milan in 1936. In 1938, he co-founded the literary review Corrente. In 1941, he published Frontiera, his first collection of poetry. He was drafted into the Italian Army during World War II, captured by Allied forces in 1943, and spent the rest of the war in POW camps in Algeria and Morocco. These experiences formed the basis for his second poetry book, Diario d'Algeria.



[Non sa più nulla, è alto sulle ali]
Non sa più nulla, e alto sulle ali 1
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna. 2
Per questo qualcuno stanotte 3
mi toccava la spalla mormorando 4
di pregar per l’Europa 5
mentre la Nuova Armada 6
si presentava alla costa di Francia. 7
Ho risposto nel sonno: – È il vento, 8
il vento che fa musiche bizzare. 10
Ma se tu fossi davero 11
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna 12
prega tu se lo puoi, io sono morto 13
alla guerra e alla pace. 14
Questa e la musica ora: 15
delle tende che sbattono sui pali. 16
Non e musica d’angeli, e la mia 17
sola musica e mi basta. – 18
Campo Ospedale 127, giugno 1944
- da DIARIO D’ALGERIA


Ecco una poesia che riflette ciò che sta passando nella mente di un prigioniero della guerra, riformato come cittadino normale della società. È dificile capire com’è la guerra, non importa quando si svolge, però qui Sereni ci ha raccontato una storia molto interessante e profonda.



In un modo interessante, tutti i poeti qua hanno scritto poesie lunghissime fra le loro collezioni, che si rappresentano come poesie epiche. Fra i poeti che io ho osservato, questi sarebbero utili per recensire: La fanciulla di Spina, da Gatto; Il gorgo di salute e malattia, da Luzi; ed Intervista a un suicida, da Sereni. Ovviamente lo fanno in una scala più costretta, pero c’è l’idea di un passaggio epico dell’uomo. Ci possa trovare quelle opere altrove, ma sfortunatamente sono troppo lunghe per analizzare in questo saggio.
In conclusione, potremmo vedere fra le poesie che abbiamo analizzato sopra che l’ermetismo e stato un movimento di letteratura molto interessante del Novecento. Abbiamo visto le caratteristiche ermetiche, per esempio ...... . ........................... ........... ...................................................... Veramente contra-guerra e pro-umano, quindi questo movimento è stato battezzato l’ermetismo. Gli ermetici hanno utilizzato una specie di analogia, ed introflessione, nei loro lirici; tutto per rappresentare la condizione tragica dell'esistenza umana isolata, in uno spazio interiore alla retorica socio-politica dell’età.


Works Cited

Balboni, Paolo E., Mario Cardona, et al. Storia e testi di letteratura
italiana per stranieri. Perugia, Italy. Guerra Edizioni, 2004.

Mengaldo, Vincenzo. Poeti italiani del novecento. Cles, Trentino-
Alto-Adige. Mondadori, 1990.

Federigo degli Alberighi - Reaction

My reaction to the story "Federigo degli Alberighi", from Giovanni Boccaccio's Decameron.

ITL396
Mignone
17 Marzo 2007


Federigo degli Alberighi - reazione


Chiaramente “Il Decamerone” è l’opera più conosciuta e influente di Giovanni Boccaccio (e veramente del Trecento nella sua totalità). Nella piccola storia di “Federigo degli Alberighi”, possiamo vedere due dei temi delineati nel nostro testo, che erano visibile nel medioevo ma anche negli anni che precedevano il Rinascimento: sempre l’amore e la cortesia. In questo brano, Federigo è innamorato con una donna che non lo ama, ma (a causa della cortesia e la “grandezza del suo animo”) alla fine la prende come moglie. Qui il tema d’amore è sopratutto il più importante, perché anche se lui è buona persona, deve soffrire prima di essere felice. La storia mi riporta alla mente un po’ la storia “The Gift of the Magi”, in quale i due protagonisti sacrificano i loro possessi più preziosi, soltanto per l’amore. È ovvio che Federigo è pazzo dell’amore, di nuovo un tema molto visibile nella letteratura dalle origini al Rinascimento. Di solito Boccaccio usa “l’amore” in un senso puramente sensuale, o in modo crudo, ma qui in questa storia non e cosi—l’idea di “cortesia” infatti è più centrale. È interessante l’ideologia ed i principi morali che sostiene la donna Giovanna—mi sembra che durante tutta la storia le non tratta Federigo con giustizia. Federigo mostra un grande rispetto alla donna Giovanna, così grande che poco a poco noi pensiamo che lui è un idiota. Ma quando lui perde il falcone, mi sono sentito triste; ovviamente i lettori dovrebbero avere compassione per lui. Come sappiamo, Giovanna lo acceta, ma soltanto dopo sono morti marito e figlio, e dopo che Federigo ha perso tutto. Alla fine, comunque, lei è redenta-- i due si sono sposati, e noi ci sentiamo felice perché finalmente Federigo è felice.

il Giorno - Reazione

My reaction to "Il Giorno" by Giuseppe Parini.

ITL396
Mignone
27 Marzo 2007

Reazione al poema: Il Giorno

Il Giorno di Giuseppe Parini, è stato uno dei poemi più conosciuto del settecento. È un commentario ironico-satirico sulla societa di quell’epoca, specificamente la dicotomia fra le classe e la sfortuna dei contadini. Divisa in 4 parti, per descrivere lo che si svolge durante un Giorno, Parini ovviamente ci porta un senso d’ironia -- secondo la maggior parte delle persone, un giorno è soltanto un giorno; ma nel mondo della aristocrazia del settecento, ogni giorno è stato un rituale. Le persone delle plebe lavoravano fortemente soltanto per il divertimento delle classe più alta. Nell’ultima stanza del poema possiamo vedere la vera intenzione dell’autore. L’atto semplice di sedere a tavola (secondo la mentalità sociale di quel tempo) diventa un rituale cosi esatto, cosi preciso-- l’idea è ridicolo, e Parini non poteva nascondere quel fatto, anche se descrivesse la scena con serietà.

Ho pensato del film “The Queen”, che ha uscito di recente: e' notevole che la stessa struttura gerarchia è stata presente in Bretagna nel corso degli anni. Anch’io ho un commentario così, sebbene che non abbia guardato quel film, invece ho visto una serie nel PBS chiamata “Manor House”, in cui ci sono gli stessi temi: l’assurdità delle regole, la rigidità della struttura societale, e la ritualizazzione delle cose banali nella vita quotidiana. Un messagio centrale della serie è stata: anche se le persone delle classe alte pensassero che fossimo le più importante, in attualità non sarebbero niente senza l’esistenza della plebe. Il messagio è presente anche nella poesia che abbiamo letto: io credo che anche Parini provi di dirlo, in un modo più ironico e più implicito.

Lingua Informatica di Oggi: computer and SMS speak in Italy

If you speak Italian, this is actually kind of an interesting paper. It's all about the new "computer speak" and "text speak"... you know, like we have in English... lol? ttyl? But I talk about its proliferation into Italian parlance and computer/text speak. If you're interested in "the computerspeak of today" in Italy, then this essay ought to pique your interest.


ITL426
Repetti
11 Dicembre 2007

Lingua informatica di oggi: la difusione della CMC

Durante gli anni recenti, abbiamo visto una grandissima crescita della diffusione dell’uso del computer nella nostra vita quotidiana. Infatti, anche se solo 10 o 15 anni fa non era così, adesso è difficile trovare una famiglia che non ha almeno un computer in casa. Il linguaggio del computer (o la comunicazione mediata dal computer, CMC) è molto difuso sull’internet e ci sono tanti opportunità di trovarlo: la posta elettronica, i newsgroup, il chat/IRC (come Yahoo chat in Italiano oppure AOL chat in Inglese), l’instant messaging, i “social networks” (come Myspace, cioè presentato sia nell’italiano sia nell’inglese), i blog, ed i vlog. Ce ne sono altri modi in cui si possa incontrare la CMC però questi sono i più comuni, in generale. In un modo interessante questo “nuovo linguaggio scritto” non è soltanto presente nel e-mail, o nei messagi nel computer. Possiamo vedere la stessa situazione riguardo al uso diffuso del telefonino, infatti in molti circostanze ancora di più.

Come io sono abbastanza giovane, sono dell’opinione che la maggioranza dei giovani di oggi sanno non soltanto come usare bene un computer, ma anche hanno una vera facilità con i termini di cui stiamo parlando. Io usavo il computer metà della mia vita, l’instant messaging lo stesso, ed inviavo SMS da quando sono introdotti. Mi considero molto famigliare con quei mezzi di comunicazione e per questa ragione il “nuovo linguaggio” della tecnologia mi interessava di più. In questo saggio, spero di trovare alcuni termini della CMC (usati sulla rete) o del SMS che non abbiamo discusso o letto nel nostro corso, sia che sono in italiano originalmente, siano tradotti dall’inglese all’italiano, sia che sono prestiti o calchi. L’altro scopo di questo saggio è di analizzare o rafforzare un po’ alcuni punti degli articoli che sono scritti su questo tema ed anche che abbiamo letto in classe.

Ci sono tantissimi siti sulla rete in Italiano anche in Inglese che mostrano diverse opinioni dal pubblico, riguardo al linguaggio usato dal computer, e, più specificamente, dal SMS. Basta menzionare solo due o tre di questi siti, senza mettere le loro liste nella sua totalità, altrementi questo saggio sarebbe centinnaio pagine in lunghezza. La prima che ho ripassato è anche la cosidetta “prima enciclopedia dello slang italiano”. Si è intitolata Slangopedia (da non confondere con Lexipedia, una creazione similare fatto di David Crystal nel suo Glossary of Textspeak and Netspeak), cioè una collezione online del linguaggio nel gergo, creata di volontari e mediata della pubblicazione italiana L’espresso. Siccome questa lista è composta di suggerimenti dalle persone corporeale, e l’aggiornamento della lista è sempre succedendo, il sito è una buona risorsa per vedere quale sono le parole o frase usate nel gergo; allo stesso tempo anche è buono per scoprire termini nuovi che rifflettono la crescità della lingua parlata nel computer o nell’SMS.

Una cosa che io ho trovato interessante è il confronto fra le liste dei termini delle abbreviazioni CMC/SMS in italiano e quelle presentate in inglese. Non mi coglie di sorpresa che ci sono tantissimi calchi, o traduzioni, preso dall’inglese all’italiano — però all’inverso (dall’italiano all’inglese) l’esatto contrario, e non ce ne sono. Non ho trovato neanche uno. Un’altro punto d’interessa è che YouTube.com, cioè presentato in 18 lingue, ha una versione “globale” (che ovviamente, è presentata in inglese americano). Anche se c’è una versione “UK” (Gran Bretagna) la versione “globale” rimane Americana. Ecco due rafforzamenti dell’idea che nella CMC e gli SMS, la lingua inglese è stata diventata la vera “lingua franca” della rete.

In un modo interessante, ci sono molti calchi derivati dall’inglese nel linguaggio del SMS, e della CMC, anche se sono abbreviazioni. Barbara Fabbroni, nel suo libro L'SMS: una tribù comunicativa, ci mostra una tabella dei termini molto usati nel linguaggio SMS in italia; ci sono tanti che vengono dall’inglese: IMO (nella mia opinione, 10q (grazie), 2nite (stasera), FYI (per la tua informazione), b4 (prima), l8r (più tarde), y? (perché), asap (appena possibile) (Fabbroni 79). È interessante vedere che metà di queste abbreviazioni includono le grafiche numeriche.

Il sito pcw.it (PC World Italia) ci da questi acronimi tradotti dall’inglese:

HAGN- Buonanotte (dall’inglese “have a good night”)

LAFS- Amore a prima vista (dall’inglese “love at first sight).

Ho trovato alcuni esempi di prestiti/calchi che rappresetano — ma anche alcuni che sono un po’ fuori — delle regole dei prestiti/calchi che abbiamo discusso in classe.

Waita - Aspetta, dall’inglese “to wait” (Slangopedia).
Possiamo vedere in questo esempio che c’è l’addizione di una “a” finale, come l’addizione della “a” finale del prestito “bistecc + a”. Allo stesso tempo, come abbiamo discusso in classe, questo fenomeno non è molto comune adesso, e per questa ragione l’esempio di “waita” è uno d’interessa.

Nick - Per dire nome [da nickname, il soprannome da scegliere per entrare in un chat] (Slangopedia).

In questo esempio, possiamo vedere un’altro fenomeno dei prestiti che abbiamo discusso in classe—quello dell’adattamento sintattico; cio è l’interpretazione di una parola composta aggettivo-nome che viene tradotta come nome-aggettivo, seguendo le regole sintattiche italiane. Infatti nella mia esperienza, il termine “nick” è usato ovunque sulla rete. Se una persona vorebbe andare in qualsiasi chat, per esempio il chat italiano di yahoo.it, dovrebbe scegliere un “nick” prima di entrare.
Alcuni dei termini prestiti usati degli italiani vengono usati degli italiani in un modo specifico. Per esempio, un ragazzo di Bologna propone la seguente voce sul sito di Slangopedia:

AFK - Letteralmente: Away from my keyboard. Acronimo utilizzato in MMORPG (Massive Multiplayer Online Role Play), chat e instant messaging per indicare che si sta temporaneamente abbandonando la tastiera. Vale per tutte le attività online in cui sia necessaria l'interazione continuativa con altri giocatori.
Qui vediamo che questo “AFK”, anche se è un termine usato frequentemente dai utenti che sono parlanti d’inglese, viene usato solo in alcuni casi. Io non ho sentito “afk” nella lingua parlata tranne che è menzionato quando qualcuno sto parlando in particolare di un episidio/evento/conversazione online. Per esempio, io ho sentito (ma anche l’ho detto io) qualcosa come “Non ho parlato con Susanna ieri perché lei era afk”. Questo concetto mi porta al mio prossimo punto, cioè l’influenza dei “videogiochi multiutente” non soltanto nella CMC ma anche la lingua parlata.

Come abbiamo già visto, ci sono dei termini CMC prestiti dall’inglese all’italiano che vengono del mondo online dei videogiocatori. I termini seguenti vengono usati nel mondo online italiano, ma sono prestiti dal mondo dei MMORPG, quindi il mondo dei “videogiochi multiutente”:

PWN – Un tipo di refuso digitato spesso. Viene infatti da “own”, cioè una dichiarazzione usata spesso nel linguaggio dei giocatori degli MMORPG sulla rete quando un giocatore ha vinto sopra un’altro durante un gioco online. La frequenza con cui i giocatori hanno fatto questo errore è stata abbastanza da poter diventare ‘pwn’ una frase molto difusa nella rete in se stessa.

Kik – Un tipo di refuso digitato spesso. Viene infatti da “LOL”, ma è diventato una frase molto difusa nella rete. In tanti casi, se una persona digiterebbe “kik”, una gran parte degli altre persone con cui sta parlando lo capirebbero come “lol”.

L’introduzione di G4tv (un canale sulla televisione dedicato solo al “gaming” e ciò che i giocatori fanno come comunità sull’internet) è stato sviluppato sopratutto per discutere e promuovere i videogiochi specificamente riguardo al “online community”. Negli anni recenti, il G4tv ha goduto un gran sucesso e crescita di popolarità, e si è espanso per includere tutto nuovo con rispetto alla tecnologia in generale, quindi è una risorsa eccellente per imparare e rimanersi bene informato. G4tv trasmesseva un show alcuni giorni fa sul termine seguente, che volevo includere in questo saggio:
W00t – Una grida di gioia, di solito dopo aver vinto qualcosa (come in un gioco o un videogioco). Può essere paragonato con l’inglese “Yay!”
Notevolmente, questa parole è scritta di nuovo con le grafiche numeriche. Il sito di CBS news porta l’articolo in totale, ed anche una sezione interattiva intitolata “Online Lingo”, dove la CMC viene descritta come “una lingua sempre evolvendo”. È interessante che secondo quest’articolo, la CMC è diventata propriamente una lingua e non più vista come solo un modo di gergo. Anche se “w00t” non è (già) una parola difusa nella lingua parlata, magari sarebbe nel futuro perché adesso è conosciuto dal dizionario come una parola vera, che può essere usato in una conversazione ordinaria. Non è nemmeno molto difusa sulla rete italiana, però infatti è usato dagli italiani che anche sono “videogiocatori”, di nuovo sottolineando l’inglese come lingua franca della rete. In attualità, dopo aver fatto questo annuncio, la ragazza che presentava eventualmente ha detto, “adesso ogni volta tua mamma dice ‘w00t’, un micino muore”. Questa battuta è divertente però anche sottolinea il punto fatto di Crystal, cioè anche se una parola della CMC viene conosciuta dal pubblico, l’atto di usarla nella lingua parlate non è sempre appropriato. Fabbroni anche dice che la lingua informatica è piena di “veri e propri errori di grammatica (76)”. Possiamo vedere chiaramene la manifestazione di questa idea fra i due esempi di sopra; anche se sono all’inizio “refusi”, o non sono compitati corettamente, vengono adottati dal pubblico e poi vengono usati comunemente non solo sulla rete ma anche nella lingua parlata.

In un messaggio inviato con posta elettronica, non c’è un limite con la quantità di parole che potrebbe essere scritta e poi mandata. Invece con SMS è l’opposto; le compagnie telefoniche implementano i limiti con il numero di carattere che possono essere inviata in un messagio. Quindi, si è sviluppata una necessità di comprimere le frasi o le parole, in modo per accordarsi in uno spazio così ristretto.

Raccontaci Fabbroni:
Inoltre, visto lo spazio molto ridotto, si aboliscono apostrofi, si troncano le parole, si mettono solo le iniziali di luoghi e nomi e spesso si modificano le parole stesse. La scrittura su sms imita la grammatia e lo stile del parlato, la regola sembra essere una sola: basta capirsi, senza badare a nient'altro (76).

Una cosa che io ho trovato interessante durante i miei chat usando instant messenger, è la necessità di usare quasi sempre gli accenti dove dovrebbero essere. Questo fatto è in confronto con il linguaggio usato nel instant messenger da noi parlanti inglese —io posso garantire che c’è una grande prevalenza del caduta della grammatica. Spesso noi digitiamo “dont” invece di “don’t”; “youre” invece di “you’re”; “wont” invece di “won’t” eccetera (oltre ad aver visto questo fatto di innumerevole persone nel chat e instant messenger, l’ho fatto io tante volte). È vero che l’inglese non ci vuole gli accenti in un senso così integrale come l’italiano, però le regole degli accenti apparentemente sono molto più inflessibile. Mi ricordo una occazione in cui ho digitato “cos’e” invece di “cos’è”, e poi mi sono venuta rimproverata dalla persona italiana con cui stavo parlando.

Ho scoperto che anche se l’uso delle abbreviazioni è molto prevalente nel linguaggio del chat, instant messenger, e SMS, non è così comune nel mondo dei blog. Per esempio, myspace.com è un sito che ha guadagnato una grande popolarità di recente. C’è anche una versione in italiano. Io provavo di trovare qualcuni blog che si usano queste abbreviazione menzionate di Berruto, Pinker, e gli altri innumerevoli siti nella rete che le hanno elencato. Ma una cosa che io ho scoperto è la mancanza di queste abbreviazione in un blog. Nella mia opinione, che sottolinea l’altro punto che ho messo sopra, cioè con uno spazio quasi illimitato, non c’è propriamente la necessità di accorciare le parole. Infatti, l’opposto è vero; mi sembra che gli autori dei blog sono mettendo in frente del mondo le loro opere scritte; quindi in generale vogliono dimostrare le loro abilità techniche e la loro facoltà con la lingua scritta.

Crystal ci dice, “SMS abbreviations were designed to suit a medium where there is a technological limit on wat can be communicated; they have no place in a medium where such limitations do not exist (allowing, as ever, for the controlled use of stylistic features in a literary context (2)”. Questa idea è vera perché in un mondo così rapido noi abbiamo bisogno di processare informazione in un modo più veloce. Io credo che con l’introduzione di chat, SMS, e particolarmente l’instant messaging, stiamo sviluppando un’abilità di processare informazione scritta quasi come informazione parlata. La rapida ricezione dell’informazione aumenta la abilità di comunicare più rapidamente. Per esempio, nel instant messaging si riceve una frase alla volta, e poi c’è la frase o l’idea nella sua totalità in modo visive. Invece quando si sente una altra persona parla, deve aspettare fino alla fine della frase per capire il senso completo. Un’altra ragione che propone questa concezione è che con l’instant messenger o l’SMS, ci sono breve pezzi d’informazione invece di un paragrafo, sarebbe troppo da capire. Un blog è normalmente composto dei paragrafi invece di frase frammentate, quindi spesso ci sono differenze tra le maniere con cui li leggiamo. Ho scoperto che, nel caso dei blog, la lingua non è resa così corta come quella di SMS, chat, e instant messenger, ed io penso che in questa arena la lingua di CMC non cambierebbe così rapida che nelle altre. Quando ho provato di analizzare altri siti dei blog in italiano, ho trovato la stessa cosa. Ecco due esempi dei blog che si mettono in confronto: il primo viene del “Myspace Italia”; ed è scritto di un ragazzo. Il secondo è scritto di una ragazza, e viene di un’altro sito specificamente per i blog e per l’espressione creativa.

Caro diario,
Oggi ho deciso di installare Linux. Non si può essere un vero hacker se non si usa Linux, e io voglio essere un vero hacker. Soprattutto per far colpo sulle ragazze. Ho chiesto a quelli che conoscevo ed ho scoperto che Giovanni usa Linux; stranamente ha gli occhiali spessi, è sovrappeso, non si lava molto, non si rade e non conosce nessuna ragazza. Mi aspettavo qualcuno di più figo, con gli occhiali scuri anche al chiuso e il trench di pelle. Probabilmente si traveste per non dare nell'occhio. Una doppia vita! Che cosa emozionante diventare un hacker. Mi ha consigliato la Debian dicendo che è la "distruzione di Linux" per veri duri. Io sono un duro. Uso il computer da quando ero piccolo; sempre Macintosh, ma quando uno sa usare un computer, li sa usare tutti! Pensa: l'hacker di "Independence Day" entrava nel sistema operativo di una nave aliena: figata! Chissà perché si chiama "distruzione di Linux". Dovrò chiedere. Che nome da duro!

Penso che questa entrata di blog è stata appropriata per questo saggio perché parla sempre del computer e delle cose informatiche. Ci sono tante altre entrate, giorno per giorno come un diario, ma un diario formale che tutti lo potrebbono leggere. Ecco un’esempio di un blog scritto in maniera casuale, ma allo stesso tempo ritiene l’uso “corretto” della grammatica, della punteggiatura.

Abbiamo un senso che l’autore ci vuole fare un’impressione favorevole con rispetto al suo facilità con la lingua scritta. Se questa “discussione” è stata fatta con SMS, o con instant messenger, non sarà così corretto e premeditata dal punto di vista grammaticale. Procediamo alla prossima entrata, che viene del sito populare italiano “Chatta.it” ed è scritta di una ragazza.

Ke fate?!
sono qui a
casetta... ke sto
vedendo un po' di
tv...

... speravo ke ti
saresti riuscito a
connettere....ed
invece... non hai
fatto in tempo...

...nn vedo l'ora di
sapere ke ne
pensi del video...
:)

stasera ke farete?

Io ancora nn lo
so ... fa
freddissimo...
troppo... un dolce
baciotto...


Come abbiamo visto, questo blog è scritta più come una poesia che un blog. In confronto con l’altro blog, cioè scritto aparentemente ad una audienza più generale (e, perciò, più formale), l’autrice ovviamente sta parlando direttamente con i suoi amici, o almeno persone che ne percepice come amici. Quindi, lei si sente più confortevole con l’uso di una specie di “grammatica flessibile” (cioè, parlata). Vediamo in questo blog delle abbreviazioni, le frase incomplete e la mancanza di lettere maiuscoli, tutte caratteristiche della CMC usata nel SMS, nella chat, e nel instant messenger, cose che io penso sono di solito dificile di trovare.
Qui possiamo vedere concretemente il concetto della “Diglossia scritta” – quando una persona sta parlando “IRT” (vuol dire “in real time”/”in tempo attuale”) si usa comunemente le abbreviazione e la lingua prevalente nella CMC; ma quando questa persona sta scrivendo un blog o un email, non è mai la stessa situazione, infatti è spesso più come un saggio o una lettera formale che un mezzo di comunicazione molto casuale.

Anche possiamo vedere — anche se magari non è utente in questo caso come “lingua”, però dimostra l’influsso del linguaggio informatica nella vita quotidiana — che queste abbreviazioni e termini del computer/SMS possono essere inteso comunemente giacchè sono spesso scritti sui muri. Quando sono andata alle Cinque Terre, per esempio, cambiava sulla Via dell’amore, dove ho visto tanti messaggi d'amore come TVB (ti voglio bene) o 6 bella (sei bella)che fino a molto recente non si può troverebbe là.

La lingua informatica, come qualsiasi altra linga, sta sempre cambiando in forma e con l’uso. Abbiamo visto anche che il linguaggio di SMS, chat, e l’instant messaging non è sempre il linguaggio dei blog o delle e-mail, quindi come tutte le altre lingue c’è una “diglossia” fra la lingua parlata/scritta, e la lingua formale/casuale. In più abbiamo discusso alcuni termini prestiti e calchi, acronimi, ed abbreviazioni che sono venuti usato comunemente sia in italiano sia in inglese, e non solo sulla rete. Il punto finale è che la lingua informatica, parlata o scritta, sta permeando la nostra vita. Esattamente come un madrelingua sa inerentemente come funziona una lingua, così è sviluppando la lingua informatica. Dieci o quindici anni nel futuro, i parlanti che hanno usato i computer o i telefonini da vita utelizzerano (o, almeno, sapranno) quasi ogni termine usato nella CMC. È una questione della generazione, e una verità che possiamo vedere sviluppando oggi. Nel caso della CMC e tutti i termini nella lingua informatica, come abbiamo visto con il caso dei cambiamenti del linguaggio in se stesso, potremmo dire con sicurezza che non è mai prevedibile il futuro.

Works Cited

Abbreviazioni da 1 a 50. 20 October 2007. PC World Italia online.

BBC World News conversation forum discussion: Writing Text Messages. 20 October 2007. BBC conversation forums.

Berruto, Gaetano. “Italiano parlato e comunicazione mediata dal computer”. Aspetti dell’italiano parlato. Tra lingua nazionale e varietà regionali. 12.13 (2003): 109-124.

Crystal, David. A Glossary of Textspeak and Netspeak. Edinburgh: Edinburgh University Press, 2004.

Crystal, David. “The Scope of Internet linguistics”. American Association for the Advancement of Science. 2005.

Daily Wrap-up: The Feed. 12 Dicembre 2007. G4tv online.

Fabbroni, Barbara. L’SMS: una tribù comunicativa. Roma: Edizioni Universitaria Romane, 2007.

Online Gamers: Something to w00t about. 11 December 2007. CBS news online.

Slangopedia, un fiume di parole (ABC). 19 Novembre 2007. L’espresso online.

Le Virtu' del Principe: Paragonando Machiavelli con Mansfield

If you are familiar with Italian, feel free to read this. Otherwise, please disregard, haha. It's my final essay/term paper for a class on Machiavelli. Basically, the paper discusses Machiavelli's work (The Prince)and compares it to Machiavelli scholar Harvey C. Mansfield's book "Machiavelli's Virtue", which is a deconstruction of the Machiavellian school of thought. This probably could've been a decent paper, had I actually read either book and had NOT written it the night before... haha.

ITL432
Fedi
10 Dicembre 2007

Le Virtù del Principe: Paragonando Machiavelli con Mansfield

Per questo saggio finale, ho deciso di leggere il libro Machiavelli’s Virtue scritto da Harvey C. Mansfield. Una delle ragione che mi ha spunto di scegliere Mansfield all’inizio è che dopo aver fatto qualche ricerca, ho trovato che lui è un’autore apparentemente conosciuto bene nel campo dei letterati come conservatore di estrema destra (ed io sono proponente della sinistra); quindi aspettavo di avrei trovato qualche esempi della sua ideologia con cui non concordarei. Invece dopo aver letto questo libro non sentivo così, e secondo me quella scoperta sottolinea il fatto che Machiavelli è stato così avvanzato politicalmente che lui ancora è affascinante per ognuno partita politico. In ogni caso, provavo di cercare qualcosa di spiegare o decostruire un po’ le opere dei due autori. Anche se il libro di Mansfield nella sua totalità critica tutte le opere di Niccolò Machiavelli, ho deciso ovviamente di concentrare sulla parte più adattata al testo dal Principe, e anche quei punti che riferiscono in maniera più appropriato con rispetto a ciò che abbiamo discusso in classe. In particolare, quando pensiamo delle azioni di una persona “Machiavellica”, che pensiamo (o, per far capire meglio, che pensa il pubblico in generale), e com’è una persona/un principe virtuoso? Machiavelli’s Virtue, come suggerisce il suo titolo, ovviamente focalizza sul concetto della “virtù”. Usando Il Principe come un guida ed un punto di riferimento, quindi ho provato di creare un paragone coeso fra le due opere.

Io credo che la maggior parte del pubblico imaggina che una persona che si utilizza le idealogie di Machiavelli di solito gode una grande misura di fortuna. Ma Machiavelli non pensa che “fortuna” porta lo stesso senso che “destino”, una cosa che magari pensiamo noi anche adesso. Invece, contrariamente ai pensieri di Aristotele (e gli altri pensieri classici dei morali e delle virtù) Machiavelli pensava che la “buona fortuna” è venuta considerata una dipendenza irrazionale sul caso ed eventi casuali. Quindi, la cosiddetta “virtù morale cristiana” è sempre perseguita dal moralismo che deve condurre gli aderenti alla deriva, sia come opera il mondo sia come funzionano i motivi dai loro azioni nel contesto politico” (Fuller 945). Inoltre Machiavelli credeva che la direzione (quindi il ‘leadership’) veramente efficace non è possibile senza il regno sopra la “fortuna” in se stessa, quindi l’autorizzazione in se stesso di essersi il proprio maestro del suo destino. Allora, Machiavelli utilizza il termine "virtù" come una descrizione delle qualità stimate di un principe, e come queste virtù vengono controllate ed usate in modo saggio di un principe.

Nel Principe abbiamo ventisei capitoli, nei quali potremmo vedere spesso il concetto Machiavellico della “virtù”. Mansfield, nel suo saggio titolare del libro, ci consiglia che la virtù di Machiavelli è “più ampia della virtù di tutti gli altri, perché mostra come la virtù di ogni persona ha il proprio senso nella schema di ogni persona” (Mansfield 5). Io ho analizzato solo i capitoli del Principe che, secondo me, mostrano meglio il concetto della virtù Machiavellica. L’autore Machiavelli, dedicando questa opera al nuovo “principe” Lorenzo de' Medici, ci ricorda che un vero principe viene apprezzato perché ha delle qualità positive ma anche ha la fortuna. Secondo Machiavelli, la virtù si rappresenta come una capacità fisico-mentale: l’intelligenza, il coraggio, ed il talento sono tutti qualità personale che sono necessarie come un mezzo per ottenere i fini.

Ho scelto qualche capitoli in cui c’è una manifestazione chiara della ideologia “Machiavellica” della virtù e della fortuna. Da qui cominciamo capitolo per capitolo a decostruire un po’ questi concetti, e poi paragonarli entrambi con quello che dice Harvey Mansfield, anche con le situazioni politici di oggi. Quel puno è importante nel senso che la virtù viene considerata strettamente collegata con i “fini”, quindi i “risultati”. Machiavelli non considerava la virtù nello stesso senso che la consideriamo oggi; la virtù, nel senso Machiavellico, non si porta un tono morale, ma invece viene considerata una necessità, un cosiddetto “mezzo per un fine”.

Discussioni della virtù Nel Principe

Capitolo I

Quando sta parlando dei principati, Machiavelli introduce due caratteristiche che determinano il destino di un principe: la fortuna e le sue abilità. Machiavelli dichiara che non ci vuole la virtù per ottenere un principato ereditario — perché un principe che ha le facilità ordinarie sempre tenerà il suo principato — però è necessario per acquistare un “principato nuovo”. Machiavelli dice che un principato ereditario viene amato con impunità, ed anche che i suoi sudditi sempre gli sentiranno affetto (anche se lui chiaramente ha dei vizi) (Machiavelli 17).

Capitolo III

In questo capitolo, Machiavelli ci consiglia che un principe stimato non deve essere indeciso di usare la forza o di andare in guerra, quando c’è una necessità. C’è una grande diffusione delineata in dettagli più specifici di questa ideologia fra alcuni altri dei capitoli del Principe, quindi di questo concetto parleremo di più.

Capitolo VI

Machiavelli scrive siccome è dificile che un cittadino privato diventa un principe, è possibile sia quel cittadino hanno delle abilità o della fortuna. Cita che Moisè, Ciro, Romulo, e Tesco sono esempi di ordinari cittadini che hanno ottenuto il loro successo perché riconoscevano le loro abilità e la loro “fortuna”, hanno visto un’opportunità e poi hanno agito (Machiavelli 104-105). Mansfield è d’accordo, diciendo che l’arte della guerra è così virtuosa che non solo mantiene quei principe che naquero come principi, però anche tante volte rende possibile che gli uomini della ‘fortuna privata’ potrebbero ascendere a quel rango” (Mansfield 45). In questo capitolo, comunque, lui anche ci dice che le persone che sono in opposizione al cambiamento sempre sono più apertamente critiche che quelle che beneficiano dal cambiamento, in generale. Infatti io non sono d’accordo con questa dichiarazione: come sia vero quando abbiamo cose come la rivoluzione francese, che è stata proposta di un sacco di gente molto rumorosi, tifosi del cambiamento. Le persone che traevano vantaggio da quel cambiamento ovviamente non erano molto rumorosi perché non volevano disturbare la vita gradevole che hanno goduto fino a quel momento. Machiavelli continua con un sostengo dell’uso della violenza, però negli esempi che io ho già proposto, non è sempre la verità. Quindi, come è visivo nel capitolo seguente, Machiavelli promuove l’uso della forza o della violenza.

Capitolo VII

Machiavelli esamina i due mezzi in cui un principe può ottenere potenza. In particolare: l’ascensione al potere soltanto con l’uso delle sue abilità (Sforza), e l’ascensione al potere a causa dell’eredità (Borgia). Anche se Borgia aveva le abilità formidabili e provava di fare tutto in modo corretto, tuttavia ha perso la sua potenza perché le circostanze esterne (quindi, “fortuna”) hanno colpito il suo regno. Le circostanze esterne si figurano spesso nella scrittura di Machiavelli perché si riflettono al principe o chiunque, e sono una misura del sua capacità di usare le sue qualità inerenti quando si sono confrontati con quelle circonstanze.

Capitolo VIII

Vediamo che questo capitolo è importante con rispetto al concetto della virtù perché qui quel concetto è molto diffuso. All’inizio, Machiavelli ci dice che la virtù o l’abilità non porta né fortuna né l’abilità (Machiavelli 118). L’abilità è più collegata alla potenza che la moralità; ma Machiavelli anche dice che un principe che ha guadagnato il suo potere per mezzi malvagi si rappresenta così. Come abbiamo discusso prima, Machiavelli promuove l’uso della violenza in certi casi; in questo capitolo, aumenta quella credenza, dicendo che l’uso della crudeltà è anche necessario. Quindi, possiamo vedere di nuovo il concetto della “virtù” implementato in situazioni cosiddette immorali, come violenza, o in quel caso, l’utilizzazione della crudeltà.

Capitolo X

In questo capitolo, Machiavelli ci mette in risalto il fatto che l’abilità di comunicare con e mettere in relazione il popolo è una virtù veramente indispensabile per un principe. Machiavelli ci mostra l’importanza del avere l’appoggio del popolo. In questo capitolo vediamo uno dei punti più notevole nel Principe in suo totalità, cioè che un principe non deve essere amato dalla sua cittadinanza, ma neanche deve essere odiato (Donno 47). Sempre parlando di Bush, Mansfield descrive l’avversione di Machiavelli per le virtù “straordianarie”, “eccessive”, o ‘”rare ed estreme” (Mansfield 15). Però nella presidenza di Bush (ed anche la dittatura di Kim Jong-Il) possiamo vedere questa “virtù” viene manifestata nel ruolo di “shock and awe”. Anche se il “shock and awe” è stato condennato da quasi tutti gli altri paesi del mondo, gli Stati Uniti hanno sostenuto il loro “principe”. Nel capitolo III, Machiavelli ci dice che un principe deve avere il coraggio da affrontare i problemi prima che la situazione diventerà fuori rimedio. Ripeto cosa che ho detto sopra, cioè che un principe non dovrebbe essere indeciso con l’uso della violenza o della guerra quando la situazione ci vuole o quando la situazione richiede un’azione così. (Donno 21-23). Lo stesso vale per la Corea del nord; anche se Kim Jong-Il sta minacciando il resto del mondo a causa del suo possesso delle armi nucleare, e tutto il resto del mondo vede lui per il dittatore che è, ancora i paesani lo sostengono. Un principe con la vera virtù (almeno, nel senso Machiavellico) non dev’essere sempre amato, ma in qualsiasi caso sempre sarà rispettato.

Capitolo XIV

Una delle caratteristiche più considerevole di un buon principe è il suo impeto per fare la guerra o la violenza. “I veramente virtuosi non sono meramente buono nel senso generale; essi mantengono la loro concentrazione sulla “virtù vera” ed anche le concrete necessità che sono importante in qualsiasi età (Fuller 945)”. Anche se la sua patria sta godendo un periodo pacifico, il principe con la vera virtù deve concentrare tanto più sugli esercizi militari (Donno 60). Un principe che utilizza l’arte della guerra sia mentalmente sia corporalmente sarebbe sempre preparato per prevalare quando verrebbe la “fortuna” sfavorevole. In questo capitolo vediamo un esempio in cui la “virtù” diventa una scelta deliberata, anche se include la violenza (cioè normalmente considerata immorale o amorale) come un mezzo per i fini. “La moralità deve venire interpretata ‘secondo ai tempi’ così come se i tempi sono moralmente corrotti, una persona si è costretta a vivere e comportarsi in modo corrotto, quindi viene moralmente esonerata per aver comportarsi in quel modo” (Mansfield 10). Insomma, questa virtù viene applicata per prendere la “fortuna” di un principe, in un modo attentamente costruito.

Capitolo XV

La definizione della virtù rappresentata in questo capitolo secondo me è una delle più diciamo “Machiavelliche”, quindi è indicativa ciò che forma la base delle credenze dell’autore. Machiavelli ci consiglia che un principe non sempre può avere tutte le qualità (virtù) buone; invece le qualità buone infatti non sono così se si risolvono nella rovina dello stato. Lui continua a consigliarci che in più, un buon principe non deve preoccuparsi si non può evitare completamente i vizi, inoltre non deve essere preoccupato se acquisisce una reputazione per i vizi senza cui la salvazione del suo stato sarebbe improbabile (Donno 62). “Per creare un contrasto fra la virtù ed il vizio, il principe deve practicare entrambi; questa idea significa propriamente “l’uso della virtù” (Mansfield 19). C’è una necessità di assumere la sua potenza, e poi usarla come è necessario per ottenere i fini desideri. In questo capitolo quindi possiamo dedurre che le uniche virtù che sono “utile” sono soltanto quelle che possono essere benefiche per la manutenzione ed il successo dello stato; siamo presentati con la credenza di Machiavelli che propone che non c’è virtù senza vizio, ed anche in tanti casi la virtù ed il vizio diventano la stessa cosa. In questo capitolo, vediamo chiaramente l’ideologia Machiavellica in cui la virtù diventa uno strumento per raggiungere gli scopi su grande scala.

Capitolo XIII

Nello stesso stile del capitolo che ho analizzato sopra, Machiavelli di nuovo ci presenta con l’argomento che la virtù ed il vizio, per un principe stimato, sono inestricabili dall’uno all’altro. In questo capitolo Machiavelli ha sdegno per la virtù dell’onestà. Ci dice che l’onestà sarebbe importante in un mondo in cui tutti le persone sono oneste; vale a dire quindi che l’onestà non vale niente in un mondo così realistico. Siccome gli uomini sono disonesti in modo naturale, il principe deve usare l’atto dell’inganno per beneficiarsi. Infatti ho scritto un saggio recentemente per i GRE (Graduate Record Examination) su questa idea; il tema era qualcosa come “È necessario essere onesto per gli uomini politici?”, ed io ho spiegato practicamente la stessa idea nel mio breve saggio. Infatti, mi sentivo rasserenata di aver preso questo corso, altrimenti non avrei avuto saputo nemmeno una cosa da scrivere. In ogni modo, Machiavelli continua a spiegare che un principe stimato deve avere delle caratteristiche della volpe e del leone. Lui ci dice che non è importante avere in attualità le qualità virtuose, ma invece solo la “sembianza” di avere queste qualità è la caratteristica importante. La cittadianza generalmente giudifica una figura politica sulle apparenze esterne; ma secondo un vero e stimato principe, dice Machiavelli, i “mezzi” vengono giustificati finché i “fini” riescono in modo favorevolmente.

Capitoli XXII-XXIII

In generale, il pubblico stima la saggezza di un principe per la sua scelta dei ministeri e dei consiglieri. Ci sono tre “generazioni cervelli: l’uno intended a sé l’altro discerne quello che altri intende, el terzo non intende né sé né altri (Machiavelli 181)”. Quei tipi di “generazioni cervelli” vengono considerati così: “Il primo è della eccellenza più alta, il secondo è eccellente, ma il terzo non vale niente” (Donno 87). Un principe deve avere almeno la capacità di capire quello che pensano gli altri, e deve scegliere i ministri che mettono gli interessi del principe prima dei loro interessi. Vediamo il caso di George W. Bush, per esempio, o Kim Jong Il, il dittatore di Corea del Nord. Hanno i ministeri che vogliono mettere gli interessi del “principe” sopra i loro interessi; ma allo stesso tempo, ovviamente non mettono consigli giudiozi. Perché “la virtù in se stessa non è mai vista a causa deii compimenti, però è sentita con l’elogio....la virtù non è mai “virtù” in se stessa; sempre deve essersi per l’interesse di qualcosa d’altro; il suo scopo è l’acquisizione” (Mansfield 13). Il principe deve practicare la “virtù” del discernimento con rispetto ai suoi ministeri quando ha a che fare con i rapporti internazionali, per esempio. Tutto il resto del mondo non è d’accordo con quello che i leaders di queste due nazioni fanno o dicono... almeno il pubblico pensa che loro sono un po’ confusi.

Finalmente, vediamo di nuovo l’opinione Machiavellica con rispetto a virtù e fortuna. Anche se Machiavelli ha lodato e rispettato Cesare Borgia per aver avuto tutte le qualità necessarie per proteggere l’Italia dai Barbari, quello incarico non è completato (a causa di una svolta della “fortuna”). Come abbiamo discusso in classe, il concetto di “qualità versus fortuna” è lo seguente: il vero principe usa le sue qualità per formare ed assicurare la sua fortuna. Non è prudente aspettare la fortuna e le circostanze esterne, invece, se è possibile, la creazione deliberata di una “fortuna” ha il successo ed è molto più utile. Secondo Machiavelli dell’età, l’Italia sta aspettando un nuovo principe che avrà le abilità (assieme con la fortuna) di cogliere successo. Machiavelli crede che la patria d’Italia manca un leader così accreditato; secondo lui, la virtù ha bisogno del vizio, ed anche se la virtù sirve come un guida, quindi le due vengono inseparabile. Quando parliamo della virtù, abbiamo imparato che “la necessità prima è un sostegno della virtù, poi diventa una condizione della virtù, poi diventa un produttrice della virtù, e finalmente diventa una virtù in se stessa” (Mansfield 15). Allora, come abbiamo visto, è necessario per un principe di mettere insieme la virtù ed il vizio, per ottenere i fini che sono più utili o benefici. In una società dominata dalle azioni cattive, l’idea di “virtù” diventa l’atto di perdere ciò che è stato considerato “dovere” e poi impiegare ciò che è necessario ai fini di venire trionfante. Infatti la “virtù” di Machiavelli è essenzialmente il controllo sopra la fortuna ed il destino di chiunque, nonostante “i mezzi” per ottenere i fini.




Works Cited

Fuller, Timothy. “Machiavelli’s Virtue”. American
Political Science Review: 91.4 (1997): 944-945

Machiavelli, Niccolò. The Prince. Translated by Daniel
Donno. New York: Bantam Books, 2003.

Machiavelli, Niccolò. Il Principe. Milano: Biblioteca
Universale Rizzoli, 1997.

Mansfield, Harvey. Machiavelli’s Virtue. Chicago:
University of Chicago Press, 1998.